Associazione culturale "Giugnola nel cuore"
una voce dall'Appennino Tosco-Emiliano Romagnolo per conservare le radici, per non dimenticare e andare avanti.

Dettagli


C'č un vecchio paese
dove le case si tengon per mano
poggiandosi spalla a spalla
a volte inarcando i ginocchi
in portici brevi

dove i tetti disegnano
linee spezzate
e mandano al rigido cielo
grigie serpentine di vita

dove castagni querce pioppi
incorniciano campi
strappati al monte
dove il vento spavaldo
fa il padrone
scolpendo le stagioni.

Qui abbiamo vissuto attimi
teneri... inconsapevoli (uccelli di nido)...
e inverni ovattati (silenzio.)
chiassose primavere (profumi.)
torride estati (cicale..).

E il Sillaro parlottante
fedele compagno di giochi
ci ha accompagnati alle soglie
della consapevolezza
e la chiesetta, lassų
ci ha segnato una via
percorsa dai padri,
dove hanno compiuto
l'ultimo viaggio.

C'e un paese
a cui vorresti sempre tornare

per ritrovare chi
hai ancora in mente

per vedere qualcuno
che possa ricordarti

poi.....per un po'.




Un sapor strano, che mi pare divino,
un fiasco chiuso a foglie,
una sporta pesante,
e la salita fino a un sentierino.
Il fiume con i ranocchi,
un ponte dondolante,
quattro assi rotte,
ginestre a profusione
e il mio paese visto da un'altra angolazione.
Un galletto che lancia in lontananza
il suo grido arrochito,
l'abbaiare di un cane,
il profilo di un monte
e la sua croce che chiude l'infinito.
Poi, un sasso spaccato,
un gorgoglio,
una discesa bianca,
uno schizzo...
Frinir di cicale. Stormir di fronde,
qualche voce lontana:
sono contorno al canto di quell'acqua
che tutt'intorno sparge e bagna.
"Aqua zuifaneina", antica sorgente,
dove mio padre andava a bere
e mio nonno a sua volta;
acqua, che hai visto la nostra gente
passare gli anni
e ora sai d'abbandono...
Ma ancora il tuo sapore č un dono,
tu, che sempre consumi il sasso con fervore,
non č divino il sapore, questo č amore.




Solitaria e sicura
ti ergi sul colle,
sentinella di antichi borghi
disseminati ai tuoi fianchi.

In scura livrea
il fedele cipresso
ti contende l'altezza,
parlotta
quando si alza la brezza
della sera e gli accarezza
le cime
raccontando una storia
lunga di secoli.

Ai suoi piedi le ginestre
messe il vestito d'estate
spargono fragranze divine
si pavoneggiano
bisbigliano piano:
-Chissā chi crede di essere!
Sė il pių alto č lui...
ma č vecchio e decrepito!
Se non ci fossimo noi!

Intanto dalle crepe del muro
un grillo, in frac,
incurante delle dicerie
batte frenetico la bacchetta
ansioso di dare inizio
al concerto.

In alto, curiose
le stelle tutte
assente la luna
occhieggiando, stanno a guardare
all'ingių.