Associazione culturale "Giugnola nel cuore"
una voce dall'Appennino Tosco-Emiliano Romagnolo per conservare le radici, per non dimenticare e andare avanti.

Giugnola: notizie storiche.

Il paese, come una cucchiaiata di fagioli in un piatto di insalata, si distende lungo la provinciale Piancaldolese, una collocazione pittoresca. Situato ad una altitudine di 511 mt s.l.m., in posizione solatia e arieggiata sul fianco nord-ovest di Monte la Fine (1000mt. s.l.m.), non ha una vera e propria storia documentata, poiché è sempre stato accorpato al vicino centro di Piancaldoli, tranne un breve intervallo, come diremo poi. Il toponimo deriva, secondo fonte autorevole da "giugnola":uva che matura in giugno, o da Junus-juniola: tempietto dedicato a Giunone, o meglio da jugum: piccolo giogo. Un' antica tradizione orale vuole che il paese fosse fondato dopo il mille da pastori provenienti dalla Maremma e che, praticando la transumanza, avessero scelto questi monti come sede estiva; ciò che rimane di supposta origine sono certi aspetti di peculiarità gastronomica che ancora persistono. Situato a cavaliere della linea di confine fra Romagna e Toscana, quindi praticamente diviso a metà della linea di mezzeria: a monte Emilia- Romagna, a valle Toscana, due province, due comuni, due regioni, due entità geografiche: Italia del nord e Italia centrale. Questa sua posizione confinaria è stata causa nel passato di trascuratezza amministrativa, in quanto gli enti preposti scaricavano gli uni sugli altri interventi e doveri amministrativi.
Questo, e non meno la frugalità degli abitanti, ha fatto sì che il paese si sia conservato a lungo nella sua integrità strutturale presentando ancor oggi aspetti architettonici originali e integri, quali raramente si riscontrano in paesi e villaggi del nostro territorio. A poca distanza sono ancora le due DOGANE, quella pontificia e quella granducale (località Mercurio). Nel paese il PALAZZO DEI DOGANIERI, la CASERMA delle guardie. In barba a tutta questa sorveglianza il mercato nero fioriva attraverso cunicoli o passaggi da casa in casa.
Il paese è attraversato da monte a valle da caratteristiche carreggiate, alcune ancora originali, larghe appunto da permettere il passaggio a un carro trainato da buoi, il cui fondo stradale è costruito da "massicciate" di sassi in coltello molto resistenti all'usura. Penetrando nel cuore dell'agglomerato queste vie diventavano delle vere e proprie gallerie: le PORTICACCE (purgazi), sormontate da abitazioni pensili che in parte conservano le antiche strutture. Questi luoghi pubblici, protetti dalle intemperie invernali e dalle calure estive, diventavano spesso luogo di incontro e sosta per gli abitanti e rifugio e luogo di pernottamento per i viandanti. Gli edifici, alcuni con qualche pretesa architettonica, sono di tipo rurale con elementi che vanno dal Quattrocento al Settecento.
Il palazzo dei doganieri conserva un aspetto distinto dalle altre abitazioni e un notevole barbacane nel lato Ovest.
Sono riscontrabili elementi architettonici secolari e autentici come finestre con architrave a mensola, porte con archi settecenteschi o elementi anteriori, muri stuccati "alla cappuccina" tipico dei nostri territori fino al ventesimo secolo. La chiesa eretta da G:Galli nel 1520 fu affidata come oratorio ai domenicani di Imola che se ne servivano come "grangia". Un documento del 1650 così la descrive: "Ha la chiesa sotto il titolo e invocazione di S.Dionigi Aeropagita et una semplice casa con una camera e camerino di sopra, e da basso una camera a servizio che tiene per cantina..". Nell'alta valle del Sillaro è l'unica chiesa che conserva le antiche strutture di origine. Costituita da una sola navata, il tetto sorretto da capriate lignee, due altari laterali in pietra arenaria locale. La chiesa già dipendente dalla Prepositura di Piancaldoli fu elevata a parrocchia nel 1952, ma dal 1984 è stata nuovamente inglobata nella vicina parrocchia. Sulla parete absidale funge da pala d'altare il quadro seicentesco della Madonna del Rosario sorretto da due angeli in arenaria, alla maniera degli angeli del celebre tabernacolo di Peretola di L. della Robbia.
Nel paese ci sono alcune antiche torri da vigna, la più antica porta la data 1547. Queste torri testimoniano la coltura della vite, forse proprio da quel tipo di vitigno derivò il nome al paese!!!
A sud-ovest del paese verso Piancaldoli, in posizione soleggiata, si trova la Villa delle Rose, seicentesca, di gusto bucolico, con un oratorio dedicato a S.Antonio da Padova, già dotato di una bella pala d'altare raffigurante il santo in adorazione del Bambino Gesù, opera dell'Albani, esponente di spicco del Manierismo bolognese. Ora il quadro è custodito nella Pinacoteca di Imola, infatti proveniva dalla soppressa chiesa di S.Francesco, e proprio lì, il destino ha voluto che ritornasse!
A questo punto ritengo doveroso ricordare che nel paese è da sempre rimasta memoria del passaggio del Beato Angelico, forse accolto dai suoi confratelli, e in quella occasione avrebbe dipinto sull'usciolo del tabernacolo un "Ecce Homo" che poi fu trafugato in una vicenda rocambolesca e ora è documentato all'Ermitage di Leningrado e in parte al Louvre .
La studiosa Serena Pini ha condotto una meticolosa ricerca sul caso rinvenendo la collocazione suddetta ma da atti processuali il tabernacolo sarebbe risultato a Montefune.
Non si spiega allora la memoria dei Giugnolesi e soprattutto la testimonianza di uno studioso del livello di Stefano Casini che, nel suo dizionario, ricorda esistere negli archivi della chiesa giugnolese un riferimento all'opera in questione.
Il passaggio, nonché un soggiorno dell'artista presso Giugnola è improbabile poiché L'Angelico è morto nel 1455 e l'oratorio domenicano di Giugnola fu eretto nel 1520. Ciò non toglie che il tabernacolo fosse stato collocato su quell'altare e provenisse da soppressioni leopoldine o napoleoniche o, più semplicemente da rifacimenti e collocazioni del convento di San Domenico a Fiesole, poi da Giugnola fosse trasferito a Montefune.

Tratto da: "Giugnola, il corpo e l'anima" di Emilio Prantoni - Bacchilega Editore.


Scorci di Giugnola: anche questi muri raccontano......


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